23) Machiavelli. La storia  ciclica.
Machiavelli teorizza un tipo particolare di ciclicit, quello che
va dalla rovina alla grandezza, all'ozio, alla debolezza, per poi
tornare di nuovo alla rovina; quello che va dall'ordine al
disordine per poi tornare all'ordine, dal bene al male e dal male
al bene: non essendo dalla natura conceduto alle mondane cose di
fermarsi.
N. Machiavelli, Istorie fiorentine, quinto, capitolo primo (pagina
15).

Sogliono le provincie il pi delle volte, nel variare che le
fanno, dall'ordine venire al disordine e di nuovo dipoi dal
disordine all'ordine trapassare; perch non essendo dalla natura
conceduto alle mondane cose il fermarsi, come le arrivano alla
loro ultima perfezione, non avendo pi da salire, conviene che
scendino; e similmente, scese che le sono e per li disordini ad
ultima bassezza pervenute, di necessit non potendo pi scendere
conviene che salghino; e cos sempre da il bene si scende al male,
e da il male si sale al bene. Perch la virt partorisce quiete,
la quiete ozio, l'ozio disordine, il disordine rovina, e
similmente dalla rovina nasce l'ordine, dall'ordine virt, da
questa gloria e buona fortuna. Onde si  dai prudenti osservato
come le lettere vengono drieto alle armi, e che nelle provincie e
nelle citt prima i capitani che i filosofi nascono. Perch avendo
le buone e ordinate armi partorito vittorie e le vittorie quiete,
non si pu la fortezza degli armati animi con pi onesto ozio che
con quello delle lettere corrompere, n pu l'ozio con il maggiore
e pi pericoloso inganno che con questo nelle citt bene istituite
entrare. Il che fu da Catone, quando in Roma Diogene e Carneade
filosofi mandati da Atene oratori al Senato vennono, ottimamente
cognosciuto; il quale veggendo come la giovent romana cominciava
con ammirazione a seguitarli, e cognoscendo il male che da quello
onesto ozio alla sua patria ne poteva risultare, provide che niuno
filosofo potesse essere in Roma ricevuto. Vengono pertanto le
provincie per questi mezzi alla rovina; dove pervenute, e gli
uomini per le battiture diventati savi, ritornono, come  detto,
all'ordine, se gi da una forza estraordinaria non rimangono
suffocati. Queste cagioni feciono, prima mediante gli antichi
Toscani, dipoi i Romani, ora felice, ora misera la Italia. E
avvenga che dipoi sopra le romane rovine non si sia edificato cosa
che l'abbia in modo da quelle ricomperata, che sotto uno virtuoso
principato abbia potuto gloriosamente operare, nondimeno surse
tanta virt in alcuna delle nuove citt e de' nuovi imperi i quali
tra le romane rovine nacquono, che, sebbene uno non dominasse gli
altri, erano nondimeno in modo insieme concordi e ordinati che da'
barbari la liberorono e difesono.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
decimo, pagina 100.
